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freelance o dipendente

Quale percorso scegliere nel marketing digitale: freelance, dipendente o entrambi?

Lavoro nel marketing da ormai 6 anni, a tempo pieno da 3. Ho cominciato da freelance per piccole attività locali mentre ancora studiavo, ho poi scelto una carriera da dipendente e l’anno scorso ho riaperto la partita iva.  

Una parabola che può sembrare confusa ed è proprio così. Quando ho cominciato non avevo la minima idea di cosa stessi facendo. 

Il marketing è bello perché è vario e può essere affrontato in diversi modi: freelancing, dipendente, entrambi. Insomma puoi scegliere. La scelta però non è facile e chi comincia, come me all’epoca, non è conscio delle difficoltà dell’una o dell’altra strada. 

L’articolo di oggi punta a fare un po’ di chiarezza sulle opzioni che hai a disposizione. I pro e contro delle diverse strade e come arrivare a fare una scelta consapevole.

L’argomento è importante e complesso da gestire in tutte le sue sfumature. Ti dico in tutta onestà che non sarei riuscito a farlo da solo. Ho cercato quindi qualcuno che avesse più esperienza di me, per riuscire a fare chiarezza (in primis a me stesso) e portarti una visione il più lucida possibile. 

Ed ecco che entra in gioco (o meglio nel ring) Federico Sbandi. Con una decennale esperienza nel settore e una carriera sempre con il piede in due scarpe era il candidato perfetto.

Se sei qui probabilmente già lo conosci perché ha costruito negli anni un personal brand molto forte. Se invece non lo conosci (weird) ti lascio qui il suo profilo LinkedIn. Pubblica contenuti davvero utili su questi temi e un pensiero critico sempre affilato.

Doveroso shoutout a parte, Federico mi ha dedicato una buona mezz’ora del suo tempo per un’intervista dove dice la sua sulle diverse traiettorie di carriera a disposizione di chi comincia in questo fantastico mondo chiamato Marketing. 

L’articolo di oggi è una sintesi di questa chiacchierata in cui cercherò di inserire anche quella che è la mia personale opinione sugli argomenti trattati. 

Pronto? Let’s gooooo!

Freelancing, un trend in crescita

Nella tua carriera hai potuto sperimentare sia la vita da freelance che quella da dipendente. Senza troppi preamboli, quali sono i pro e i contro dell’una e dell’altra? Partiamo dal freelancing.

“Innanzitutto è interessante vedere come il mercato del lavoro sia cambiato in soli 10 anni. Quando ho cominciato io aprire partita IVA era una scelta molto più rara mentre un ragazzo che si affaccia nel 2023 al digitale la vede molto più di prima come un’opzione concreta.

Oltre che agli esempi di successo oggi a disposizione penso sia dovuto anche a un rinnovato desiderio di libertà, di essere liberi di gestire il proprio tempo e di essere autonomi costi quel che costi. E sui costi e i sacrifici introdurrei il primo grande punto della vita da freelance. 

Per essere freelance devi entrare nella mentalità da imprenditore perché sei tu che hai l’onere e l’onore di trovare i clienti. Se vuoi prendere questa strada devi accettare di dover ragionare da imprenditore. 

Poi chiaro, non sei un’azienda quindi (almeno all’inizio) non devi gestire dei tuoi collaboratori, non assumere persone e non hai una serie di complessità che riguardano la gestione di un’impresa, però comunque devi avere uno spirito imprenditoriale. 

Se non ce l’hai già questo è un problema.”

Come fare per capire se si ha questo spirito o meno? 

“Guardati indietro e prova ad analizzare, con onestà, il tuo percorso nelle piccole grandi cose che hanno composto la tua vita come sport, amici, università, altri percorsi e passioni personali come per esempio il volontariato.

Se in tutte queste cose non hai mai avuto questo spirito di cercare di fare di più, di organizzare per gli altri e di andarti a creare le situazioni probabilmente è un segnale che ti manca quella caratteristica fondamentale.

Anche perché parliamoci chiaro, procacciarsi i clienti è un bel cetriolo.”

Volante aggiungerei, ma hai sicuramente una libertà che da dipendente puoi sperimentare meno. 

“Essere freelance è un po’ come giocare a scacchi con il proprio tempo per costruirsi le giornate e incastrare i progetti lungo la tua settimana, però sì. Se vuoi fare sport alle 11 di mattina puoi farlo e non devi aspettare di uscire dal lavoro o simili. Sei libero. 

La libertà è un vantaggio enorme ma come detto prima significa anche responsabilità. Deve saper gestirti in autonomia e devi avere la disciplina per farlo.” 

In buona sostanza, e concordo con Federico, se hai la capacità di essere indipendente (non è scontato) essere freelance ti porta a essere più libero. Ma se non sei in grado di gestirti puoi finire col perderti, non concludendo nulla o non avendo mai un attimo per te. Quindi ocio!

Lavoro da dipendente, limiti e sicurezze

Sull’altra faccia della medaglia c’è la vita da dipendente. Nella tua esperienza quali sono i pro e contro di questa scelta. 

“Potremmo partire per antitesi rispetto a quanto detto prima. Nel senso che se da freelance hai il pro della libertà, da dipendente ne hai meno o comunque devi sottostare agli orari imposti da un’azienda.

Di primo impatto può sembrare una grande costrizione ma se sei una persona che ha bisogno di struttura, avere qualcuno che ti incasella bene la settimana lavorativa è un vantaggio non da poco. 

Introducendo poi un altro tema, il pro più sottovalutato di lavorare come dipendente secondo me è la possibilità di disegnare nella tua testa in modo più chiaro il percorso di crescita. Io conosco freelance super in gamba che non conoscono veramente il loro valore sul mercato perché siccome sono magari 3-4 anni che fanno i freelance non percepisco di aver fatto uno scatto di carriera. 

E questo semplicemente perché non c’è nessuno che gli ha detto: guarda, tu sei passato da Junior a Mid Level o da Associate a Executive. Non c’è nessuno che gli ha reso esplicita la crescita e quindi hanno difficoltà a darsi un valore. 

In azienda questo disegno e lo sviluppo di carriera è più chiaro perché ci sono dei tempi e dei titoli predefiniti.”

Più chiari ma forse anche più lenti?

“Chiaramente dipende. In generale un percorso già precostituito ha di solito dei tempi più cadenzati dove è l’azienda a dettare un po’ i tempi. Ovviamente tu devi essere bravo per prendere le promozioni, però spesso i tempi sono un po’ quelli. 

Non mi scorderò mai quando nel 2015, all’epoca ero dipendente di un grande ospedale di Roma e lavoravo nel team di comunicazione, per curiosità andai dalla responsabile HR e le dissi: “Senti ma per curiosità, dopo quanto tempo potrebbe scattare un avanzamento di carriera per me rispetto al livello che mi avete dato adesso?” 

Mi disse tra i 6 e 7 anni. 

Dentro di me ridevo perché sono diabolico e già sapevo che dopo 12 mesi sarei andato a San Francisco, però alla fine aveva senso. C’erano persone che magari avevano 50 anni, con quattro/cinque scatti di carriera alle spalle quindi, se la matematica mi aiuta, ha senso che ci voglia così tanto. 

Chiaramente ha senso per le persone che vogliono fare questo tipo di percorso. Sicuro questa storia spaventerà la maggior parte delle persone ma il contesto dove ero è particolare.”

In effetti dipende molto anche dal tipo di azienda, in startup o agenzie probabilmente i tempi sono diversi. 

“Sì esatto, devi distinguere tra dipendenti e dipendenti. Un’agenzia di comunicazione è diversa da un ospedale che è diverso da una startup dove il percorso è molto più veloce. In generale ho notato che più l’azienda è legata al digitale e più anche i suoi tempi si accorciano a causa del dinamismo intrinseco del settore. 

Per me è molto interessante notare queste differenze e sfaccettature nella definizione di dipendente. Ci sono dei sotto percorsi: c’è quello un po’ più giovane, un po’ più frizzante, un po’ più veloce di agenzia e startup e c’è quello un po’ più statico della grande corporate della grande società di consulenza o della grande azienda.”

Ti vengono in mente altri punti di discontinuità rispetto alla vita da libero professionista? 

“Da liberi professionisti probabilmente a livello di guadagno le possibilità sono maggiori, almeno nel breve. Fa parte del gioco ed è un po’ un premio per gli sbattimenti che ti dicevo prima. Se però non sei tipo e cerchi altro, da dipendente sei sicuro che, cascasse il mondo, tutti i mesi ti entrano dei soldini.

Sai che il 27 o il 7 di ogni mese prendi i dindini sia che quel mese tu abbia lavorato un po’ di più e sia che quel mese tu abbia lavorato un po’ di meno.

Ovviamente quando lavorerai un po’ di più, ti lamenterai che meritavi di più. Quando lavorerai di meno farai finta di niente perché siamo tutti molto furbi e tendiamo a non essere onesti con noi stessi.”

In sintesi scambi variabilità per stabilità. Forse ti entra meno ma puoi strutturare e pianificare le cose perché tendenzialmente non ci sono sorprese a meno di catastrofi. 

Due aspetti sottovalutati

Provo a portarti una riflessione dovuta alla mia esperienza. Quando mi fermo a pensare mi è chiaro che senza Banca Sella non avrei mai gestito così presto dei budget di queste dimensioni, né avrei sviluppato alcune soft skills che ritengo fondamentali. 

Dal fare un power point decente alla capacità di esporre concetti anche tecnici a stakeholder di diverso tipo. Il lavoro da dipendente, se sei capace di scegliere l’azienda, ti aiuta forse a sviluppare un metodo ed entrare in contatto con canali o dinamiche che altrimenti fai fatica a vedere e fare tue. O quantomeno te ne accelera l’apprendimento. 

“Concordo, sono aspetti forse più soft ma altrettanto importanti e che pochi considerano. In azienda ci sono tre vantaggi spesso sottovalutati: 

Entri in contatto con meccaniche di leadership. Avere dei responsabili, dei capi ti insegna come funzionano certe dinamiche. Puoi imparare, come dico io, sia per osmosi o per antitesi ma alla fine capisci come comportarti da responsabile.

Se ci pensi da freelance un po’ ti viene a mancare perché col fatto che sei il famoso capo di te stesso perdi alcune dinamiche di leadership di autorità.

La seconda cosa è l’apprendimento di cose che da freelance fai fatica a sviluppare. Per altro tu sei stato anche ottimista. Dici “Ci saresti arrivato dopo” io invece ti rilancio e ti sfido: se invece non capitasse proprio mai? Cioè se ci fossero delle cose che se tu avessi fatto un percorso solo da freelance, solo al di fuori del mondo delle aziende, non ci saresti mai arrivato?

Non sono così tante cose, però possono esistere. Per esempio in consulenza ci sono dei progetti in cui il concetto del freelance non esiste proprio. Sia il cliente che tu agenzia di consulenza non accettereste mai di mettere un freelance su quel progetto. 

Perché è troppo grande, perché è troppo delicato e ci sono troppi soldi in ballo, perché in generale quel lavoro funziona se c’è un team che lavora da un po’ di tempo, ennemila cose.

Per ultimo il network che puoi costruire con relativa facilità. Dentro l’azienda ti fai dei contatti, inevitabilmente. E i contatti sono sia interni, i tuoi colleghi, che esterni con clienti e fornitori.

Stakeholder che ti gravitano intorno solo perché hai la maglietta del dipendente e non è detto che tu da freelance ci saresti mai arrivato.

Capace che se diventi freelance dopo allora te li puoi rigiocare. Puoi tornare a collaborare con quella persona che tre anni fa hai conosciuto perché è un fornitore della tua agenzia. va bene tutto però se tu da semplice freelance da solo freelance, non semplice da solo freelance. Fossi entrato in contatto con costruzione non ti avrebbero risposto.”

Per fare una sintesi dello Sbandi-pensiero, l’azienda ti aiuta in tre cose fondamentali: 

  • Sviluppare velocemente competenze (hard e soft)
  • Avere stabilità finanziaria
  • Costruire network

Di contro sei meno padrone del tuo tempo e probabilmente guadagnerai hai una crescita di carriera e di pecunia più lenta e graduale. Una visione che per esperienza mi sento di condividere.

Botte piena e moglie ubriaca

Le due strade che abbiamo appena analizzato sono davvero in antitesi tra di loro oppure no? 

“La vita sta diventando sempre più frammentata, tendiamo a fare tante cose per poco tempo, anziché volerne fare una per 8 ore al giorno. Noto la ricerca di una rinnovata complessità professionale, che non vuol dire complicarsi la vita ma solo gestirsi le cose secondo le proprie volontà. 

A volte anche secondo i propri capricci e riuscire a creare un mondo fatto di stimoli eterogenei ma complementari. E già da qui avrai capito la mia risposta. Sono strade eterogenee perché diverse tra di loro ma complementari perché le cose imparate da una parte valgono e aiutano anche l’altra. 

Provo a fare degli esempi concreti. In agenzia hai 40 ore a settimana, 160 al mese e il numero di cose che puoi fare è limitato e gestito da qualcun altro. Quindi la quantità di progetti è limitata così le cose che puoi imparare da ognuno. 

Se hai una seconda anima da freelance, dilati il mercato del lavoro, apri lo spazio e il tempo e alla lunga hackeri il tradizionale percorso di carriera perché ti dai la possibilità di imparare molte più cose.”

E nel frattempo puoi trasferire quello che impari da un contesto all’altro. Mi è successo più volte di portare le competenze da una parte all’altra con diversi benefici.

“La magia sta tutta qui Pà e l’ho provata su di me: puoi sperimentare una cosa oggi e non domani o tra un mese senza dover chiedere niente a nessuno. Hai una marcia in più che puoi portare internamente in azienda presentandoti già con dei dati alla mano per sostenere le tue tesi.

Dall’altra parte impari ad avere organizzazione e struttura. A gestire diversi stream e capire le interconnessioni tra le diverse aree e task. Nel momento in cui dovrai organizzare un progetto da freelance saprai già cosa ti serve e come metterlo a terra. 

Sviluppi una forma mentis organizzativa che ti riporti nel lavoro da libero professionista e fidati che si nota.”

Questo, nella tua esperienza, si riflette anche nella possibilità di unire i due network?

“Guarda, la volta che forse ho visto un mio responsabile più stupito non è stato per qualcosa che ho fatto ma banalmente per una persona che ho portato in azienda come cliente. 

Ho visto che nella sua testa non aveva senso perché in teoria guardando solo il CV da dipendente non aveva senso io conoscessi quella persona. 

Mi sono reso conto che è tutto molto più collegato di quello che sembra. Ecco che mi sono inventato un ulteriore elemento di complessità fondando una scuola (parla della DCA, una scuola di formazione che per altro ti consiglio)

Tra le altre cose si è rivelata anche una scusa fantastica per fare network con i docenti.”

La mia esperienza è simile a quella di Federico, vedo benefici concreti e reti che si intrecciano con dei benefici che non avrei mai immaginato. La cosa più incredibile è che c’è un effetto compound davvero evidente. 

Le due strade non si sommano in modo lineare ma il totale della loro addizione è più della somma delle parti. Insomma, senza fare troppo i filosofi, si va veloci di brutto. Occhio però che non è banale come gestione ed è un attimo farsi male. Se continui a leggere parliamo anche di questo.

Le basi che non devono mancare

La gestione in sincrono delle due strade però non è banale, devi essere pronto a non farti sovrastare dalla quantità di cose che accadono. Nel senso che tutta questa velocità rischia di generare molto rumore attorno e se non sei bravo a cogliere i segnali nel frastuono rischi solo che l’unica cosa ad accelerare sia lo stress. 

“Tengo molto al tema della salute mentale ed è un attimo spingere persone in percorsi a cui non sono pronte con certi discorsi. Quindi il sottotesto di tutto quello che stiamo dicendo, ci tengo a sottolinearlo, è calma signori.

Per fare questa strada  devi avere la capacità di gestire tutto con quella che definisco la serenità mentale di complicarsi la vita. Se vai in sbatti facilmente ti porta solo più stress che benefici. Se sei in questa situazione lascia perdere tutto quello che abbiamo detto, prendilo e buttalo dal secchio, fai solo una cosa e stai più sereno.

La cosa davvero importante è scegliere la strada che ti fa stare meglio. Non ne esistono di giuste o sbagliate in senso assoluto. Ne esistono di giuste o sbagliate solo per il singolo individuo.”

Usciamo allora dal tema della scelta. A prescindere dalla strada che uno decide di prendere, secondo te quali sono gli strumenti e le abilità da coltivare sin da subito per avere successo nella propria carriera?

“Sembrerà banale ma sicuramente lavorare sul proprio personal brand oggi è importante. Accelerare la propria visibilità e la propria immagine aumenta anche solo un filo la tua attrattività sia verso i clienti che verso possibili aziende.

Il primo strumento nel 2023 è questo senza dubbio, 10 anni fa magari avrei professato meno questa cosa ma oggi è diventato un pochino il must perché alla fine è quella la direzione in cui stiamo andando. Le aziende conteranno sempre meno  e conteranno sempre di più le singole persone. 

Il secondo strumento che devi padroneggiare è sicuramente Google Calendar. Io sono un feticista di Google Calendar. Una padronanza chirurgica della gestione degli appuntamenti sarà la condizione sine qua non per riuscire a fare tutto sia da dipendente che da freelance.”

In una parola: time slotting?

“Sì, sembra stupido ma la capacità di incasellare impegni all’interno della settimana in un modo tale che ti permetta di fare tutto non è banale. Essere bravi a gestire il proprio tempo è lo strumento di prevenzione numero uno contro stress e burnout.

E se ci pensi né all’università né al liceo nessuno ci insegna a farlo, eppure nel 2023 il time management dovrebbe essere una delle cose fondamentali.”

Regalami una terza abilità che così l’elenco puntato nei riassunti viene meglio.

“Fin troppo inflazionata ma ti dico l’empatia. Una buzzword che tanti usano nei propri post LinkedIn anche quando non sono in grado di ascoltarti dal vivo per più di tre minuti di fila. Per me ha un’accezione diversa, è più una sorta di consapevolezza sociale.

La capacità di saper stare al mondo, essere socialmente consapevole e saper stare in mezzo alle persone. Sarà banale ma la componente umana e personale fa tanto nella vita quanto nel lavoro.”

In sintesi: impara a gestire il tuo tempo, coltiva la tua immagine, mettiti in gioco e fai uno sforzo per capire davvero le persone. 

Sull’ultimo punto ricorda sempre che qualunque sia la cosa che devi fare, comunque la dovrai fare con altre persone e quindi se non le capisci sarai in difficoltà. Freelance, dipendente o pinguino albino che tu voglia essere. 

Conclusioni

Se sei pigro e sei arrivato subito qui nella speranza di un riassunto sei sfortunato. Sintetizzare troppo certi concetti rischia di banalizzare troppo quindi mi perdonerai se non sforno un agile elenco puntato.

La chiacchierata a dire la verità è durata molto di più rispetto a quanto scritto ma ho dovuto fare un importante lavoro di sintesi. Spero mi sia riuscito bene e che anche tu abbia potuto trarre tutto il valore che questa conversazione mi ha lasciato. 

Intervistare Federico (che ringrazio ancora e che ti invito a seguire su LinkedIn) è stato un piacere e mi sono divertito molto. Dovrei fare interviste più spesso. 

Direi che per oggi è tutto. Sei arrivato fin qui quindi probabilmente questi argomenti ti interessano.

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Alla prossima!

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